Nel contesto delle medicine naturali di questi ultimi anni, si parla con sempre più insistenza di Floriterapia di Bach. I suoi risultati terapeutici sono infatti molto interessanti e sembrano così giustificare l’interesse sempre più alto dei medici e degli stessi pazienti.
In realtà la floriterapia è stata scoperta e strutturata negli anni venti, grazie a un medico inglese dotato di grandi capacità scientifiche nonché di una speciale ed elevata sensibilità: Edward Bach. I primi anni intensi di ricerca, dedicata agli studi di immunologia, gli diedero modo di creare dei vaccini molto efficaci per la cura di disturbi cronici e per i quali acquistò grande fama nell’ambiente scientifico dell’epoca. Già da allora intuì (e l’incontro con l’omeopatia glielo avrebbe confermato) l’esistenza di “terreni patologici”, cioè quell’insieme di sintomi, di disturbi, di esperienze, di modalità di reazione che fanno del paziente un caso unico, originale. Più avanti confermerà: “Non esiste la malattia, esiste il malato” e in questo si esprimeva l’esigenza, ora più che mai attuale, di un approccio terapeutico che veda finalmente l’uomo nella sua totalità psicosomatica ed energetica, senza frammentazioni dannose e dispersive.
Ma il suo desiderio più grande era quello di creare una medicina semplice, naturale, di cui tutti potessero usufruire. E’ per questo che lasciò il suo illustre centro a Park Crescent per dedicarsi allo studio dei fiori. Una ricerca che lo avrebbe portato, sull’onda dei suoi precedenti studi in omeopatia, a scoprire e poi preparare i suoi 38 Rimedi Floreali. In seguito il suo lavoro sarebbe stato allargato in altre parti del mondo, dando vita ad altri rimedi floreali (californiani, canadesi, francesi, australiani, ecc.).
Nella floriterapia il “terreno” considerato è ancora più sottile che nel campo omeopatico, in quanto essenzialmente psicologico: ad ogni essenza corrisponde un preciso disturbo psicologico. C’è ad es. Mimulus per la paura, Agrimony per l’ansia e le dipendenze, Larch per l’insicurezza nelle proprie capacità, Holly per la rabbia, ecc. Quindi non dei semplici ansiolitici naturali, ma una terapia estremamente originale e personalizzata.
Secondo Bach la malattia è il risultato di un disturbo emozionale nel campo energetico dell’individuo, che se persiste causa la malattia nel campo fisico: in base a questo principio, per curare il disturbo bisognerà puntare all’origine del problema e non alla sua manifestazione.
I rimedi floreali fanno proprio questo ed agiscono secondo un principio di similitudine vibrazionale: avendo le stesse caratteristiche energetiche del paziente con quel determinato disturbo, lo incontrano, lo riconoscono e lo equilibrano. Perché se è vero che siamo un microcosmo inserito in un macrocosmo che ha le nostre medesime leggi e il ricordo di ciò che noi siamo, si potrà trovare nella natura il rimedio adatto aventi le nostre stesse frequenze. Bach era in perfetta sintonia con la natura e ha saputo comprenderne il linguaggio e le possibilità terapeutiche.
Ciò ci ricorda quanto questa stessa circostanza abbia regalato alla sua stessa vita. Bach era appena giovane infatti, quando i suoi colleghi gli scoprirono chirurgicamente un tumore incurabile e diffuso, a cui poteva sopravvivere solo pochi mesi. Ma la sua passione, la sua ricerca incessante, le continue sperimentazioni cliniche e la consapevolezza di seguire la propria strada lo hanno fatto sopravvivere ben 19 anni a quella diagnosi drammatica!
Con la testimonianza della sua vita ci ha fatto capire, in modo inequivocabile, come la nostra salute non possa prescindere dall’armonia con noi stessi e da un buon stato psicosomatico.
I rimedi floreali sono essenze idriche dei fiori (la massima espressione energetica della pianta secondo Bach), ottenute col metodo del calore e della bollitura. Vengono poi conservate con alcool e opportunamente diluite. Sono assunte dal paziente sotto forma di gocce per via sublinguale con una posologia mediamente di 4 gocce 4 volte al giorno. La durata della terapia può variare da uno a più mesi, a seconda della gravità delle situazioni. Gli effetti terapeutici osservati nella clinica di questi anni sono molto dolci ma estremamente profondi e reali, non farmaco-dipendenti (persistono cioè al cessare della terapia).
Non si sono mai osservati effetti tossici né controindicazioni assolute. Non producono dipendenza e l’ipotesi di un effetto puramente placebo crea perplessità considerando gli effetti clinici così specifici e il successo dei rimedi nella cura dei neonati, di bambini con ritardo mentale e anche di animali.
Attualmente non è possibile dare una spiegazione scientifica completamente soddisfacente del meccanismo d’azione. Ipotesi ricavate da studi di cibernetica, psiconeuroimmunologia, clinica molecolare e informatica sono state già avanzate con l’omeopatia e altri metodi a base di microdosi. Queste ipotesi potrebbero anche valere con la floriterapia di Bach. Grazie all’evoluzione rapidissima delle nostre conoscenze, forse è solo questione di tempo perché si possano misurare con metodi scientifici anche i cambiamenti energetici indotti dalla floriterapia.
I risultati clinici in questi anni sono stati così interessanti che i rimedi di Bach figurano nella lista di medicine naturali che nel 1983 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto e raccomandato.
Naturalmente i rimedi non cambiano il carattere del paziente, ma fanno sviluppare ed evidenziare tutte le potenzialità che ciascuno di noi ha già, nascoste dentro e limitate dalle paure e dalle emozioni. La vera magia è infatti nella capacità di trasformazione e autoguarigione dello stesso paziente. I rimedi floreali si dimostrano estremamente efficaci nella cura dei disturbi più comuni come fobie, insicurezze, traumi pregressi, depressione, scarsa concentrazione mentale. Ma vengono anche utilizzati come supporto a numerosi disturbi fisici come acne, allergie cutanee, contratture muscolari, malattie gastrointestinali, infezioni, diminuzione dello stato immunitario, asma, ecc.
Da quanto esposto, risulta evidente l’enorme importanza che la floriterapia può avere nel trattamento del paziente di AIDS o sieropositivo. Già dagli studi di Selye nel 1936 sugli effetti organici dello stress, si evidenziò lo stretto rapporto con le capacità immunitarie dell’individuo. Oltre infatti all’ulcerazione dello stomaco e all’aumento di volume delle surreni, Selye rilevò, in seguito all’evento stressante, anche una diminuzione del timo e dei nodi linfatici. E’ come se il “generale d’armata del nostro castello”, quale è il sistema immunitario, esaurisse le sue capacità di reazione, di strategia e di protezione nei confronti del nemico. In una visione olistica del benessere dell’uomo, non possiamo fare a meno di considerare la salute come il rapporto di due condizioni ugualmente importanti: la capacità patogena degli eventi esterni (agenti mutageni, pesticidi, virus, additivi, stress, ecc.) e la capacità di difesa dell’individuo.
Spesso si sottovaluta questo secondo elemento e si consumano molte più energie nella distruzione esterna del nemico, a scapito del rafforzamento della difesa interna. L’AIDS rappresenta nel modo più eclatante la rottura “dei nostri argini”, dei nostri confini: tutti possono aggredire perché le mura del castello sono deboli e piene di fessure. A ciò si aggiunge la disperazione di essere bollati, emarginati o comunque condannati alla morte inevitabile, come oramai la maggior parte dell’informazione, più o meno scientifica cerca di affermare. Questo stato di paura sociale crea una situazione di sconforto e di un circolo vizioso: la paura riesce a materializzare sempre di più i nostri timori.
E’ innegabile quindi come uno stato d’animo sereno, equilibrato e sicuro dei propri mezzi di difesa, possa essere in assoluto un ottimo deterrente per queste situazioni. L’utilizzo della floriterapia può essere preventivo o anche curativo, e rappresentare un buon ausilio terapeutico (insieme alla psicoterapia come alle terapie più specificatamente fisiche) sia nella sieropositività che nell’AIDS conclamato.
In particolare, come l’esperienza clinica degli ultimi anni ci ha dimostrato, ci sono delle essenze più frequentemente utilizzate in queste situazioni.
Vediamo quali e in che modo possono associarsi.
La floriterapia può essere associata a qualunque rimedio terapeutico, sia allopatico che omeopatico, ma è ovvio che, per la sua impostazione di base, preferisca le tecniche di medicina naturale. Naturalmente è indispensabile l’associazione ad una psicoterapia di base, che permetta al paziente di evidenziare e superare le problematiche più profonde.
Molto interessante è l’abbinamento ai rimedi omeopatici (non ci sono controindicazioni), alla magnetoterapia e a integratori antiossidanti (Germanio Organico 132, Selenio, Betacarotene, Coenzima Q10). Per questo rimando a valori più specifici.
Vorrei concludere questo lavoro rimarcando ancora una volta la reale efficacia di questi rimedi, come i risultati clinici quotidiani evidenziano costantemente. La semplicità di questa tecnica non va a discapito della sua incidenza terapeutica, anzi permette un approccio più diretto e più profondo alle origini della malattia. Come medico, ritengo che la medicina moderna, nel quadro di una corretta collaborazione con gli psicoterapeuti, debba rivolgersi sempre più in questa direzione, senza perdersi nel particolare e senza dimenticare l’unità psicosomatica dell’uomo.
Questo lavoro vorrebbe anche essere un piccolo punto d’incontro e di scambio con tutti i medici e i floriterapeuti che in altre parti del mondo utilizzano questa tecnica sui pazienti di AIDS e sui sieropositivi.